Il faro di Othoni è il simbolo più riconoscibile dell’isola e il faro più nord-occidentale della Grecia. Si trova a Capo Kastri, circa 550 metri dai resti di una fortezza veneziana, sul lato orientale dell’isola.
Entrò in funzione per la prima volta nel 1872 utilizzando combustibile a petrolio. Nel 1938 il sistema di illuminazione fu aggiornato. Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1941, il faro subì gravi danni a causa dei bombardamenti tedeschi e rimase inattivo per diversi anni. Tornò in funzione nel 1945 con un sistema automatico (sistema Dalen).
Nel 1954 la torre e gli edifici annessi furono ricostruiti e vennero installate nuove apparecchiature luminose. Nel 1984 il faro assunse la sua forma attuale, venne elettrificato e il vecchio sistema a petrolio fu sostituito da moderni meccanismi automatici. Oggi rimane l’unico faro abitato del Mar Ionio.
Per i marinai che entrano nel Mar Ionio da nord, questo è il primo faro che incontrano. La torre in pietra è alta 10 metri e subito sotto si trova l’abitazione del guardiano del faro. Ogni 10 secondi emette una luce bianca intensa visibile fino a 21 miglia nautiche.
Sebbene il faro abbia iniziato ufficialmente a funzionare nel 1872, il legame dell’isola con la luce risale a molto tempo prima. Mappe medievali del 1300 circa riportano l’isola con il nome “Fano”, una denominazione strettamente collegata all’idea di lanterna o segnale luminoso. Anche se non esistono prove certe di un faro costruito prima del XIX secolo, il nome suggerisce che Othoni fosse già conosciuta come punto naturale di riferimento per i naviganti che entravano nel Mar Ionio.
Ancora oggi, il nome storico “Fano” riflette il ruolo secolare dell’isola come punto di luce nello Ionio, un ruolo che continua con il faro che ancora si erge all’estremo occidentale della Grecia.
L’interno del faro non è normalmente aperto ai visitatori. Tuttavia, ogni anno, in occasione della Giornata Internazionale dei Fari, viene aperto al pubblico offrendo una rara opportunità di visitarlo all’interno. Chi desidera organizzare una visita in un altro periodo può contattare il Servizio Fari della Marina Ellenica tramite il sito ufficiale per richiedere il permesso e ricevere ulteriori informazioni.
La vita del guardiano del faro a Othoni
Per molti anni il faro non è stato soltanto una costruzione, ma un luogo di vita e di dovere.
Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con il signor Sokratis Misthos, un novantaduenne che un tempo lavorò lì. Arrivò sull’isola per la prima volta nel 1960. Attraverso i suoi ricordi, il faro diventa qualcosa di più di un semplice monumento: diventa parte della vita quotidiana dell’isola.
Prime impressioni dell’isola
“Mentre arrivavamo con il caicco, l’uomo che guidava la barca mi disse:
‘Lo vedi laggiù?’
Gli chiesi:
‘Che cos’è laggiù?’
Mi rispose:
‘Quello è il faro. È lì che andrai.’
Rimasi sconvolto! Era lontanissimo, in mezzo ai boschi.
Arrivai a Othoni e lasciai le mie cose alla stazione di polizia. All’epoca non c’era niente. Solo due piccoli negozi. Nessuna strada, soltanto sentieri. Un disastro completo.
Salì fino al faro e dissi al supervisore che avrei fatto avanti e indietro da Corfù.
E sinceramente, è proprio quello che feci.”
Amore e matrimonio a Othoni
Durante gli anni trascorsi sull’isola, il signor Sokratis conobbe anche la sua futura moglie, la signora Eleni.
“Quando tornai sull’isola, incontrai Sotiris, che era anche lui guardiano del faro.
Mi disse:
‘Sokratis, mi sembra che tu stia cercando donne qui in giro. Qui le cose non funzionano così. Se vuoi davvero trovare una brava ragazza da sposare, è questa.’
Eleni aveva solo 17 anni e io ne avevo 27.
Gli chiesi di informarsi discretamente se la famiglia fosse d’accordo. Ma invece andò direttamente a parlarne con loro!
Mio suocero adorava i guardiani del faro perché anche suo padre lo era stato.
Venne a cercarmi lui stesso ad Ammos e mi disse:
‘Perché non sei venuto direttamente da me? Però prima vorrei andare in città per conoscerci meglio.’
Gli risposi:
‘Andiamo subito.’
Partimmo insieme per Corfù e lì organizzammo il matrimonio.”
Le difficoltà del servizio al faro
Prima di tornare a Othoni, il signor Sokratis aveva prestato servizio in fari isolati delle isole dell’Egeo e sull’isola di Nisyros.
La vita del guardiano del faro in quel periodo era severa e disciplinata, con continui trasferimenti, regole quasi militari e condizioni di vita difficili.
“Era come servire nella Marina Militare. Uniformi, disciplina, dovere... tutto.”
In uno dei suoi racconti ricorda come incomprensioni, rapporti disciplinari e punizioni lo portarono più volte a essere trasferito in fari remoti.
Nonostante le difficoltà, rimase in servizio e alla fine tornò a Othoni come capo guardiano del faro.

La vita al faro di Othoni
“Quell’anno eravamo in sei a vivere al faro.
Sotiris mi diceva:
‘Sokratis, spero che tu non stia già diventando vecchio e che non stia evitando il faro.’
Perché molti supervisori preferivano restare nei caffè invece di salire lassù.
Ma io ci andavo sempre. Li mandavo via tutti! Anche Sotiris, che se ne andava a pescare. Però riportava sempre del pesce e mangiavamo molto bene.
Eravamo tutti molto uniti.”
Il faro non era soltanto un luogo di lavoro, ma parte della vita quotidiana.
“Dopo il fidanzamento passavo le notti al faro.
C’era tutto: cucina, letti, provviste. Era un bellissimo posto dove vivere.”
Il signor Sokratis prestò servizio a Othonoi per quasi vent’anni, trascorrendo anche periodi a Lefkada, Spetses e Nisyros.
Come funzionava il vecchio faro
Il signor Sokratis descrive con grande precisione il funzionamento del faro prima dell’arrivo dell’elettricità sull’isola.
“A quel tempo il faro funzionava a petrolio.
C’era una grande vasca piena di mercurio e tutto il sistema ottico galleggiava sopra di essa.
La lampada era estremamente delicata. Dovevi controllarla continuamente. Bastava persino una mosca per rovinarla e farla spegnere.
Per far ruotare la luce c’era un meccanismo con pesi pesanti e cavi d’acciaio.
C’erano anche lenti e prismi speciali che concentravano la luce e la proiettavano lontano nel mare.
Era un’opera di ingegneria straordinaria.”
Pensione e ricordi
Il signor Sokratis andò in pensione a soli 48 anni.
“Sai da quanti anni sono in pensione? Quarantaquattro! Un’intera vita.”
Ancora oggi, decenni dopo, ricorda con grande precisione la vita dei guardiani del faro e la storia dei fari.
“Ho persino parlato all’università dei fari e della loro storia. Sotiris ne era molto felice.”
Voci dal Faro
Il signor Sotiris Politis, che servì anch’egli come guardiano del faro, condivise la stessa vita e le stesse esperienze. I due uomini erano amici, uniti da una professione che richiedeva pazienza, disciplina e una forza silenziosa.
Oggi, le loro voci e i loro ricordi preservano un mondo che è quasi scomparso.

Vorremmo ringraziare Istorima e Maria Makri per aver registrato e conservato questa intervista, rendendo possibile condividere questa parte della storia dell’isola. È possibile ascoltare l’intervista registrata del signor Sotiris qui:
All’estremo occidentale della Grecia, il faro di Othoni continua ancora oggi a ergersi sia come punto di riferimento per i naviganti sia come memoria delle persone che hanno dedicato la loro vita a mantenere viva la sua luce.